Perché chiedere aiuto alla Psicologa quando un figlio non arriva

Perché chiedere aiuto alla Psicologa quando un figlio non arriva

Tante volte presentandomi come psicologa perinatale mi sono sentita dire a cosa serve lo psicologo se il figlio non arriva?

Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), definisce sterilità la situazione di una coppia in cui uno o entrambi i membri sono affetti da una condizione fisica permanente che non rende possibile il concepimento.

Si parla, invece, di infertilità quando una coppia, per cause relative all’uomo o alla donna, non riesce ad ottenere una gravidanza dopo un anno di rapporti costanti e non protetti.

Il termine infertilità, quindi, al contrario di sterilità, non si riferisce ad una condizione assoluta, bensì ad una situazione generalmente risolvibile e legata ad uno o più fattori interferenti. L’infertilità viene quindi considerata una patologia e come tale può essere sottoposta a cura.

Qualcosa sta cambiando, se in passato si riteneva che l’infertilità fosse una condizione tipica di un’età avanzata, ora si riscontra questa condizione anche in coppie relativamente giovani.

Le cause dell’infertilità possono essere maschili, femminili di entrambi o essere sconosciute.

Fino a qualche tempo fa l’infertilità veniva considerata un problema di ordine fisico, ma oggi è noto che le componenti psicologiche giocano un ruolo importante non solo come elemento causale, ma anche come conseguenza dell’iter diagnostico e terapeutico.

Questa domanda mi fa riflettere su quanto troppo spesso ancora non vi sia un immediato riconoscimento della relazione stretta tra mente corpo, compresi gli aspetti emotivi e neuroendocrini.

Ecco alcuni validi motivi per promuovere la presenza dello psicologo nei percorsi della medicina della riproduzione.

  • Per orientarsi nel mare spesso tumultuoso delle diverse emozioni e sentimenti come: tristezza, ingiustizia, colpa, inadeguatezza, rabbia, impotenza di fronte alla diagnosi di infertilità.
  • Per aiutare la coppia o la singola donna a tollerare lo stato ansioso e i sintomi depressivi.
  • Per tradurre in termini meno tecnici, i vari passi che la coppia o la singola donna dovranno affrontare.
  • Per essere aiutati a rialzarsi dopo un fallimento e provare insieme a ritrovare la forza per prendere la decisione più adeguata, riesaminando il percorso fatto fino a quel momento. La consulenza di supporto sarà incentrata sulle risorse che gli stessi pazienti hanno nell’affrontare lo stress emozionale e fisico e nell’elaborare nuove strategie per sostenere al meglio le situazioni di forte stress.
  • Per sostenere la coppia nel caso di una diagnosi negativa in fase prenatale.
  • Per rendere più fluida e meno conflittuale la comunicazione all’ interno della coppia. Avere uno stesso obiettivo, non sempre, significa avere le stesse aspettative o paure.
  • Fornire un ambiente accogliente e rassicurante dove dare voce alle difficolta’ sul piano della sessualità che spesso viene messa a dura prova durante la ricerca di un figlio.
  • Per stimolare la coppia ad uscire dall’isolamento e ridare così al figlio che si fa attendere il giusto peso senza perdere di vista i vari aspetti della vita. Troppo spesso il figlio che non c’è diventa una ossessione e in modo silenzioso corrode giorno dopo giorno la solidità e la serenità della coppia. Sarà importante mantenere un contatto con i pazienti anche dopo il trattamento per problemi che possono presentarsi e/ o persistere anche dopo la fine delle cure mediche.
  • Per promuovere la nascita di gruppi di auto aiuto.
  • Per aiutare le coppie o la singola donna a godere della gravidanza senza viverla come una malattia, ma come il raggiungimento di un traguardo tanto atteso. Lo psicologo può sostenere la coppia verso la strada della adozione ma anche aiutarli ad elaborare la frustrazione e il lutto per la mancata gravidanza e/o per la rinuncia alla genitorialità. Stare in coppia senza avere figli significa ridefinire un progetto di vita e impegnarsi per rinnovarlo insieme.
  • In ultimo ma non per ultimo credo non sia da trascurare il valore aggiunto in termini di “umanizzazione” in un contesto che spesso rischia di apparire freddo e medicalizzato. E’ altamente benefico sentirsi presi in carico all’interno di un gruppo multidisciplinare di professionisti.
1 commento
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